Sempre contro il fascismo!

Le veline (d.r.)

Cosí non va,
cosí no,
no, cosí no,
in questo modo, no;
raccontatelo cosí e non cosí;
tacete sui fatti inquetanti
per prima cosa, si;
fate dimenticare le vittime;
anzi, raccontate bugie;
le solite mezzognie;
la notizia fatta cosi
che ogniuno la apprende,
perché piú importante
che la distrazione
é tener lontanta la gente
dai fatti veri;
e cosí
l´unico interesse della gente
é
chi scoppa con chi,
anziché
che 2/3 della gente nel sud
affondano
nella povertá
sempre di piú.

Una nota quotidiana
su come raccontare le storie,
su come la gente non puó, ma deve percepire,
la realtá, la verita, il mondo,
il paese;
annacquare, deviare;
l´informazione giusta,
l´informazione conpiacente
e mai accenare un´alternativa;
la possibilita di un´informazione differenziata
perché come si sa, la gente non vuole sapere,
ma godere;
e chi non sá,
segue, obedisce, tace, crede
molto piú facilmente
e non che qua, uno,
commincia a scavare
nelle fosse del passato,
sulla quotidiana manipulazione,
la stupidita dell´indomani;
obedire, credere, tacere, seguire
e rinnunciare al sapere.

Un paio di belle ragazze,
tette e culi appena, appena coperte
sono la notizia,
ballano e qualchevolta
parlano;
mozzafiante il sorriso pavimentato,
imparato in 19 anni
di scuola di vita;
come tutto dev essere ridicolo,
bello e leggero;
le labbre gonfiate, i nasi rifatti;
il trionfo della chirurgia plastica
é la notizia
piú importante
del giorno;
come, quando, perche, chi, che cosa;
ma chi se ne frega;
una scopa quello e l´altra va al provino,
é quello che conta;
le chiappe, le tette;
sono le veline
la notizia;
un calmante per tutti
un´altra partita di calcio;
una nuova amica per il ministro:
le veline:
nel passato una nota sulla carta;
nel presente delle ragazzine seminude;
stesso effetto, stesso risultato.

….le veline….

Il vocabolo trae origine dalle veline, mezzo di controlle del fascimo sulla stampa consistente appunto in fogli di carta velina con tutte le disposizioni obbligatorie da seguire, incomiciarono a circolare dal 1935 e con l´istitiuzione del Ministero della Cultura Popolare le veline divennero ancora piú pressanti verso la stampa.

Gli ordini alla stampa, detti anche „veline“, „disposizioni“, o „note di servizio“ si moltiplicano fino a venir emanati anche sette volte al giorno e rappresentano – «una minuziosa ricostruzione dell‘ Italia come il regime avrebbe voluto che fosse e che apparisse».

Di un simile materiale cartaceo sono apparse nel tempo varie antologie, a cominciare da quella, edita nel 1945 e firmata da un celebre letterato antifascista, Francesco Flora. A molte di queste veline Flora faceva seguire chiose ilari. Ma il suo era, in fondo, il sorriso amaro di chi si obbedisce a un «obbligo sociale»: divulgare «un documento primario della natura fascista». Ogni istruzione è un luogo comune inoltrato dal centro dello Stato in decine di redazioni.

Queste pillole di indottrinamento littorio si prestano ad essere catalogate sotto varie etichette. Diffidare della cronaca. È proprio lei, la cronaca, il principale nemico da battere. Soprattutto quella „nera“, che può sfatare l‘ ottimismo ufficiale.

Una direttiva generale prescrive, infatti: «La cronaca nera va pubblicata sui giornali locali. Non più di un quinto di colonna per notizia e nel complesso non più di una colonna». Ed ecco qualche esempio concreto: «Non dare notizia del ritorno in Italia delle salme degli operai italiani vittime di una sciagura del lavoro in Germania». O, addirittura, «diminuire le notizie sul cattivo tempo». E poi silenzio assoluto sugli incidenti.

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