Un film

Fine Pena Mai
di Davide Barletti e Lorenzo Conte

Il film é tratto dal libro „vista d´interni“ (Diario di carcere, „di scuri“ e seghe, di trip e di sventure) di Antonio Perrone. Mentre nel libro si parla inanzitutto della vita nel carcere; degli altri detenuti (tra cui il fratello), dei suicidi, del 41 bis, delle lettere della moglie (anche lei con problemi giudiziari), insomma della vita quotidiana dietro le sbarre; il film racconta la storia di un´uomo: da piccolo criminale a un vero e proprio criminale, membro della 4 mafia in italia: la sacra corona unita.
Questo sviluppo viene raccontato dal punto di vista del criminale, cioé da Tonio Perrone; il traffico di stupefacenti, la dipendenza dall`eroina di lui e della moglie, le amicizie, i soldi, la vita ad un ritmo elevato e cosi il film mette in luce un mondo che normalmente opera nell nascosto, mostrando i comportamenti, il fare e il parlare di questa gente che compone quel microcosmo criminale.
Purtroppo ho notato la mancanza dei cosidetti „uomini per bene“, quelli del riciclaggio del denaro, degli investimenti, quelli con la cravatta e il curriculum ripulito; mancano le loro „faccie da angelo“ (stimati, amati e rispettati da tutti), con le loro relazioni con il mondo politico e ancora di piú, con quello economico, con lo stato; mancano perché il criminale deve essere mostrato come nei vecchi film con la pistola, il coltello, deve essere mostrato sempre secondo lo stesso schema.
Mancha questo riferimento alla „gente per bene“ e anche il mondo criminale sembra un pó ripulito, non mostra le conseguenze della loro violenza, degli loro affari, sia sulle persone coinvolte, che sulla societá, la prostituzione minorile forzata, gli innocenti (come sempre le prime vittime), lo sporco e il brutto, del quale nel mondo criminale, servendo il „mondo per bene“, c´é né in abbondanza.

Poí il film mostra le due famiglie di Tonio Perrone; quella sulla superficie con la moglie Leila/Daniela e il figlio e poí quell´altra famiglia, quella sotto la superficie….quella famiglia che si chiama sacra corona unita.

L´estetica del fim fa venire in mente il film „Romanzo Criminale“ di Michele Placido, come in questo film il mondo criminale viene riportato come un mondo attraente, desiderabile, bello; pieno di occasioni, di gnocca; con le macchine veloci e costosi, le donne bellisimi e costosi, i soldi, le armi, i legami con gente famosa; il potere, la droga, le discoteca; la bella vita, il divertimento e la loro arroganza da signori; cosi il film da una parte mostra perché cosi tanti ragazzi sono cosi affascinati e attratti da questo mondo criminale (anche a causa della poverta).

Da questa fame di vita, dell´altro lato per il fatto di vivere in un mondo, dove solo sulla superficie (ormai neanche piú questa) esiste un nero e un bianco e piú si va in profondo piú nero diventa tutto, sia il bianco, sia il nero, cosi che alla fine nessuno é piú capace di distinguere il bianco dal nero….con la corruzione, la gente comprata, i vigliacchi (da ogni parte l´assoluta maggioranza),….

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La fine del film con la famiglia, quella vera, non la sacra corona unita, con Tonio, sua moglie e il figlio che mangiano e il telegiornale e le sirene e poi il vetro spaccato i cui framenti piovono giú, il mare, il faro….molto bello….
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Si potrebbe criticare l´assenza di una morale; ma come si sá ne l´eroina, ne la morte hanno una morale; l´agire delle persone coinvolte non viene riflesso, chi é morto é morto, chi dipende all`eroina dipende all´eroina in questo microcosmo criminale….il film non esprime un giudizio sui personaggi ritrati, neanché sul personaggio principale….Tonio Perrone….per il suo giudizio si é preso cura la vita reale….
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Un film su una vita….una vita al massimo che costerá tantissimo….un film bello e triste….

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